Best Practice

Come costruire una carriera professionale a prova di futuro

- di Adriano Gasparri

Consapevolezza

Ognuno di noi percorre un cammino professionale differente, ognuno di noi lo percorre ad un differente livello di consapevolezza. Per scoprire quale sia il nostro purpose (ragion d’essere) ma, soprattutto, per perseguirlo, dobbiamo negoziare con il nostro ego, perché esso accetti di fare due cose:

- lasciarci comunicare col nostro animo in modo più immediato, per aspirare ad un livello più alto di consapevolezza. Questo richiede una notevole attività introspettiva accompagnata da opportuni stimoli esperienziali ed in alcuni casi supporto da parte di un coach personale che sappia aiutarci con le domande giuste.

- scrivere insieme a noi le condizioni a cui l’ego accetterebbe di lasciarci perseguire il purpose una volta individuato. Questo richiede di intrattenere una sorta di discussione tra noi e il nostro ego per stabilire un set di condizioni minime da rispettare per svolgere i nostri esperimenti di ricerca e perseguimento del purpose.

Ragion d’Essere

Una volta scoperto il nostro purpose, abbiamo bisogno di metterlo in pratica e per farlo, ossia per produrre nel mondo l’impatto che siamo destinati a generare, dobbiamo inquadrare questo purpose all’interno di specifici strumenti che lo rendano socialmente rilevante in una modalità codificata e riconoscibile.

Questo può essere fatto trovando uno o più ruoli attraverso cui esprimere il purpose.

La maggior parte di noi infatti, non fa mai i conti col proprio purpose perché non sospetta nemmeno che esista, oppure perché crede che esista ma che sia qualcosa di esterno, che riceviamo per apprendimento.

Lo crediamo perché siamo stati condizionati dal contesto in cui siamo cresciuti (scuola, mass media, educazione ), un contesto che ha a sua volta assunto queste caratteristiche perché per molti millenni l’uomo ha avuto la sopravvivenza come scopo principale e il modo più facile per sopravvivere fino ad oggi è stato calarsi in un ruolo pre-confezionato, ancora prima di chiedersi se fosse veramente quello giusto per noi. I ruoli preconfezionati, in una società a forte richiesta di un ristretto numero di beni e servizi di base, sono stati lo scenario standard fino ad oggi.

Trasformazione Digitale

Lo scenario economico/tecnologico/sociale sta tuttavia mutando velocemente e i ruoli preconfezionati paiono produrre sempre meno remunerazione e sempre più insoddisfazione in chi li ricopre, la società sta diventando più liquida nelle sue categorie, e questo apre nuove forme di libertà espressiva.

La digital transformation non è un progetto. La trasformazione digitale è una competenza di base, al pari di quella di saper parlare la propria lingua o fare le caselline.

La tassonomia tipica dell’apprendimento prevede tre fasi, che possiamo applicare anche in questo ambito:

- le conoscenze digitali (il sapere: ovvero quanto ne conosco);
- le digital skills (il saper fare: quello che effettivamente faccio e utilizzo);
- le attitudini digitali (il saper essere, che si traduce nella disposizione all’uso della nuove tecnologie).

In ogni caso, prendere coscienza di questi meccanismi può esserci utile per esaminare la nostra vita da un differente livello di consapevolezza, e qualcosa, da questo nuovo livello di consapevolezza, possiamo cambiarlo, se non per noi almeno per i giovani. Se vogliamo evitare che i nostri figli corrano i nostri stessi rischi è a mio avviso fondamentale procedere ad un rinnovamento del sistema educativo/scolastico, in una direzione che promuova l’individuazione, il testing continuo e la coltivazione dei talenti personali, e non porti i ragazzi verso carriere professionali pre-stampate, in cui vengono perse gran parte della propria individualità e della capacità di evolversi costantemente.

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